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I ciuchi sono animali con la testa dura: chinano la testa e fanno il
lavoro che c'è da fare, tirano avanti la carretta.
La nostra carretta è questa strana associazione, nata nel 2004 e
spesso altalenante, che vogliamo far crescere, diventare più
pesante e spaziosa. Così sarà più agevole per chi
ci salirà sopra, ma ci vorranno anche più ciuchi per
trainarla. Quindi se siete disposti a trainare anche voi una carretta
siete i benvenuti.
L'associazione è nata nel 2004 con un preciso intento: lottare
per garantire alla popolazione, soprattutto a quella giovanile, gli
spazi che le sono dovuti. Lungi dal sembrare un facile proponimento, si
tratta di quanto più difficile ci si possa riproporre.
Pretendere i propri spazi, i propri diritti, e dimostrare che i propri
diritti e la propria libertà non sono nulla se non li si
condivide con tutti gli altri che ci stanno attorno, non è per
nulla scontato in un tempo in cui ogni diritto viene trasformato in
"favore", ogni legittima pretesa in una concessione.
Divulgare la consapevolezza rivoluzionaria che il mio bene è
possibile solo assieme al bene di chi mi sta attorno, e che quindi non
esiste alcun bene strettamente personale, individuale, è
un'impresa ardua in un tempo in cui per "bene" si è finito per
intendere "benessere", e più precisamente benessere economico
conquistato anche e soprattutto distruggendo il prossimo. Noi pensiamo
che, all'interno di una società, ognuno debba godere dei suoi
personali spazi di libertà, e questo significa che nessuno
può permettersi di accampare pretese di godimento personale
lesivo degli spazi del prossimo. Questo, però, non succede. Gli
interessi di chi governa, la bramosia di potere, ogni sorta di bassezza
contribuisce a negare le libertà che ognuno legittimamente
pretenderebbe. Ma se una società non garantisce queste
libertà minime, non ha ragione d'esistere. Se lo scopo di vita
finale di un giovane deve essere l'automobile di lusso, o l'abito
firmato, e se questo deve essere l'orizzonte che si prospetta, la
civiltà occidentale è al suo crepuscolo.
All'interno di società individualiste, egoiste, consumistiche,
rapresentazonali, conformistiche... le persone, i giovani soprattutto,
possono comportarsi in diversi modi. Possono assuefarsi allo status
quo, conformarsi al cinismo che gli viene richiesto, fare di
necessità virtù e finire per convincersi che il culmine
di felicità possa finire per coincidere con un conto in banca
appena più ingente del vicino, per ottenere il quale si deve
essere disposti a tutto, a qualsiasi tipo di clientela, di corruzione.
E allora non sono più giovani, ma ipocriti, e non ci interessano
più a meno che non siano disposti a ragionare su sé
stessi. Oppure possono intestardirsi, decidere che quello che gli
è dovuto gli deve essere riconosciuto come tale, e non regalato,
e che il bene non può essere misurato col danaro ma con
l'intensità emotiva che provoca in noi. Queste sono le persone
che ci interessano. Persone che non elemosinano diritti ma li
pretendono, persone che non si conformano ma continuano a testa bassa,
da buoni ciuchi, a tirare avanti per la propria strada.
Tra queste, purtroppo, molte persone decidono che siccome è
troppo difficile pretendere che ogni diritto venga riconosciuto ad
ognuno, tanto vale costruirsi un piccolo angolino privilegiato e
soggettivo da cui guardare il mondo, la fuori, con disprezzo. Ma questo
significa che non hanno ben compreso che la loro soddisfazione non
sarà mai piena se sarà goduta alle spalle del mondo. Si
tratta di persone che vanno raggiunte, e rese consapevoli del loro
errore. Altre decidono di darsi da fare dentro organizzazioni
partitiche, e allora sono già sulla strada del disfacimento: non
si riforma nulla dal di dentro, si contribuisce solo a conformare la
propria voglia di cambiamento alle logiche cospirative del politichese.
Ci sono infine quelli che considerano la propria pretesa di
libertà come un diritto fondamentale che deve essere garantito a
tutti, e si fanno carico anche delle libertà degli altri, di
quelli che magari si sono già ritirati nel loro angolino. Questi
siamo noi. Noi che crediamo profondamente che non ci sia
possibilità di essere soddisfatti del nostro operato
finché anche un solo uomo o una sola donna al mondo si
sentirà usurpato della propria dignità.
Il tempo dirà se siamo riusciti a fare alcuni passi avanti nella
strada che abbiamo intrapreso, concependo come primo passo verso le
nostre finalità il bisogno di mettere insieme la gente, di
tornare a farla dialogare, confrontare, mettere assieme nello stesso
contenitore. Propedeutico a qualsiasi impegno è il bisogno di
tornare a far sentire intimamente a chi si avvicina alle nostre
iniziative che l'altro c'è, ha una sua dignità,
può essere completamente diverso da noi ma è con lui che
dobbiamo confrontarci, e infine trovare un equilibrio, per poter
trovare la strada della nostra libertà. Ogni nostra iniziativa
ribadisce il bisogno di creare gruppo, far dialogare persone con
interessi diversi, a volte anche agli antipodi, per far nascere una
comunicazione che, in fondo, è l'unica a poter dar vita ad una
qualsiasi forma di comunità. E la comunità è
l'unica via d'uscita dalle secche in cui si è ficcata ogni forma
societaria.
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