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"TEMPI PRECARI "
Convegno contro il precariato, e in vista dei referendum contro co.co.pro, lavoro interinale, e a favore della reintroduzione della scala mobile nella Rep. di San Marino.
Organizzato in collaborazione con CRTS (comitato di Rinnovamento & Trasparenza Sindacale), e i comitati referendari per il sì.
Con il patrocinio della Segreteria di Stato per la Cultura, l'Istruzione, l'Università e gli Affari Sociali.
Il convegno si è tenuto presso la sala conferenze del castello di Domagnano, il 2 febbraio 2008.
Scarica il volantino Pro-referendum.
Sono intervenuti (in ordine): Francesca Michelotti, Marco Beccari, Gian Luigi Macina, Carlo Guglielmi, Ornella Veglio, Vincenzo Siniscalchi, Padre Claudio Ciccillo, Fabrizio Buratto.
Per una breve scheda di presentazione dei relatori, clicca qui.
Giorgio Cremaschi, che per motivi legati al suo ruolo dirigenziale in FIOM-CGIL non è potuto essere presente al convegno, ha inviato un messaggio di saluto e di condivisione delle nostre iniziative, che è pubblicato qua sotto.
Il convegno è stato pubblicizzato e curato per la parte mediatica dall'agenzia stampa "Nuova Comunicazione Associati" di Rimini, che intendiamo ringraziare per l'ottimo lavoro svolto e per il contributo professionalmente impeccabile: grazie Laura!
In questa pagina trovate alcuni estratti video del convegno.
Si ringraziano quelle (poche) testate giornalistiche e radiotelevisive che hanno seguito e dato spazio a questo evento. Grazie soprattutto al Sole24ore, il cui direttore ci ha contattati perché incuriosito dalla lungimiranza della nostra proposta per la rivalutazione degli stipendi.

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Comunicato di Giorgio Cremaschi, datato 8 febbraio 2008:
Caro compagno Macina,
come ti ho detto, sono molto dispiaciuto di non poter essere presente domani alla vostra importante assemblea. Chiedo scusa a te e a tutte le compagne e compagni.
Sono completamente d'accordo con la vostra iniziativa, sia con la lotta alla precarietà, sia con la battaglia per ricostruire una garanzia automatica a tutela dei salari. I dati dell'Istat in Italia sono lì a dimostrare che la caduta dei salari e la caduta della sicurezza nel lavoro non sono figli del destino e neppure puri risultati di una globalizzazione inarrestabile. La catastrofe sociale italiana è frutto sì della globalizzazione, ma anche dell'abbandono del sistema di tutele e garanzie che c'erano a difesa del lavoro e che, proprio di fronte alla nuova situazione dei mercati, avrebbe dovuto essere rafforzato. Invece, la scala mobile è stata abolita proprio quando era più difficile conquistare buoni contratti, e d'altra parte le leggi hanno minato alla radice il potere contrattuale dei lavoratori con la diffusione della precarietà.
Il dato paradossale italiano è che alla caduta del reddito e della sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori, non ha corrisposto affatto un arretramento del peso politico del sindacato. E' questa contraddizione, che caratterizza il nostro paese rispetto a tutti i principali paesi occidentali, ove invece il sindacato è arretrato insieme al peggioramento delle condizioni del lavoro, che oggi apre la via a una nuova crisi. Le forze conservatrici e quelle liberiste (che come si sa non stanno solo a destra) si preparano ad attaccare il potere sindacale rimasto nel nome della lotta al privilegio. I lavoratori che hanno conservato diritti sono considerati privilegiati mentre i ricchi, i potenti, coloro che hanno guadagnato enorme potere e ricchezza dalla globalizzazione sono invece esenti da critiche. L'unico privilegio che bisogna abbattere è quello di chi ha ancora un minimo di sicurezza nel proprio posto di lavoro. E' questo l'ultimo atto di un percorso che è iniziato con la concertazione degli anni Ottanta e Novanta, quando si è progressivamente scambiato l'arretramento dei lavoratori con l'istituzionalizzazione del sindacato. E' questo scambio che ha dato al sindacato una forza apparente, che oggi però viene sempre più messa in discussione da un padronato e da un mondo della finanza e dell'economia a cui i sacrifici delle persone non bastano mai.
Per questo fermi non si può stare, o si comincia a riconquistare sicurezza e certezza sul lavoro e per il salario, oppure l'erosione dei diritti continuerà. La campagna per legare il salario alla produttività è un attacco frontale al diritto al salario e alla sicurezza del lavoro, è un ritorno all'antico sotto le luci del moderno: è il ritorno al sistema del cottimo.
Per tutte queste ragioni condivido molto la vostra iniziativa e la vostra battaglia, e spero che essa sia un segnale di ripresa anche per tutte le lotte e le iniziative che dovremmo condurre nei prossimi mesi. Chi si accontenta della politica della riduzione del danno e del meno peggio finisce, prima o poi, per subire il peggio. La storia di due anni di governo di centrosinistra in Italia, ove, per paura del ritorno della destra, si è sostanzialmente lasciata inalterata la politica del lavoro e sociale della destra, per cui la Legge 30, la legge sull'immigrazione, le leggi sugli orari di lavoro, i salari sono ancora nelle stesse condizioni di quando c'era Berlusconi, dovrebbe insegnare qualcosa.
Una politica come quella del governo di centrosinistra rischia di riportare al governo la destra, nonostante tutte le concessioni fatte. Per questo bisogna scegliere un'altra strada, che fronteggi apertamente il liberismo e l'attacco ai diritti del lavoro. Per questo fermi non si può stare e bisogna risollevare le bandiere del conflitto e della critica al capitalismo e alle sue ingiustizie.
Buon lavoro a te e a tutte le compagne e i compagni.
Giorgio Cremaschi |